Libertà di essere infantili

Riporto qui il testo di un articolo su Repubblica sulla libera crescita dei bambini:
Bambini: la libertà di essere infantili
DI BRUNELLA GASPERINI, PSICOLOGA
19 ottobre 2015

“La crescita psicologica segue percorsi personali. Le circostanze che ci rendono ciò che siamo, gli elementi attraverso i quali ci costruiamo come individui, sono molteplici e complessi. E lo stesso vale per i bambini in crescita che troppo spesso iper stimoliamo rischiando di snaturare il loro percorso. Così un bimbo iper adattato, troppo coscienzioso, responsabile, ragionevole, competente, “grande”, forse deve insospettire, mentre uno più “lento” spesso è solo un piccolo che sta nei suoi tempi e ha modi di approfondire la sua dimensione.

La crescita psicologica segue percorsi personali. Le circostanze che ci rendono ciò che siamo, gli elementi attraverso i quali ci costruiamo come individui, sono molteplici e complessi. Dalla dipendenza all’autonomia, fino all’organizzazione della personalità adulta, attraversiamo fasi abbastanza definite che non hanno però standard metrici come le tabelle di crescita degli studi pediatrici. Esiste una notevole variazione individuale “normale” per l’acquisizione di abilità e competenze attese nelle diverse fasce di età. Come ci ha rivelato la scienza ormai da diversi anni, la crescita non avanza in modo lineare. Possono esserci interruzioni, regressioni, salti. Ognuno ha un proprio tracciato evolutivo.

Soprattutto i primi anni di un bimbo sono puntellati da traguardi segnati: il primo sorriso, passo, parola. Ma ci sono poi altre performance previste nel tempo, sempre più anticipate – come uscire da solo, dormire fuori casa… – tramutate in indicatori di sviluppo. Eppure anche alcuni “ritardi” in aree funzionali non significano niente. Come ad esempio succede nel linguaggio. Studi recenti hanno dimostrato che bimbi di due anni indietro nel parlare non corrono più rischio di problemi comportamentali o emotivi nell’infanzia e adolescenza rispetto a coloro che seguono un cammino “normale” nello sviluppo linguistico.
Possono esserci progressi incoerenti tra le diverse aree di sviluppo, la maturità cognitiva è diversa da quella emotiva, perché i bimbi imparano più di quanto sono in grado di comprendere e di elaborare a livello emotivo. Alcuni piccoli risultano precoci in termini di competenze intellettuali ma non sociali o emotive, ad esempio. Altri esibiscono modi di fare tipici di ragazzi più grandi o degli adulti, senza base psicologica di fondo però. Inoltre bambini che sono in ritardo rispetto alla loro età in qualche aspetto dello sviluppo, si rimettono poi al passo molto rapidamente, in un momento successivo impossibile da prevedere.
Lo sviluppo umano è determinato in parte da meccanismi inaspettati e meravigliosi. Le idee di bambino precoce o infantile – nel senso di lento, immaturo – non hanno un confine tanto delineato in questo senso. Il bimbo iper adattato, troppo coscienzioso, responsabile, ragionevole, competente, “grande”, forse deve insospettire, mentre uno più “lento” spesso è solo un piccolo che sta nei suoi tempi e ha modi di approfondire la sua dimensione.

È necessario sostenere la crescita, spronarla, certo, però spesso nel tentativo di stimolarla si tende a correggerla e anticiparla. E così a disturbarla. Nello sforzo di rendere i nostri figli attivi e impegnati, spesso li stressiamo e snaturiamo. Invece di aiutarli ad essere tutto ciò che possono essere, insegniamo loro che la vita è valutata sulla base di quante cose si fanno, e di quanto siamo bravi, o più bravi di altri, a farle. Li programmiamo, carichiamo, pressiamo, testiamo, valutiamo, omologhiamo in modo esagerato. Li sottoponiamo ad una moltitudine di esperienze, messaggi, richiami, contenuti, informazioni. Li apprezziamo e rinforziamo quando precorrono tappe, esibiscono competenze e prestazioni avanzate, si interessano di questioni “da grandi”, dimostrano di “essere avanti”. Ma rischiamo anche di schiacciarli nei loro aspetti più autentici, di trasformarli in mini versioni di adulti. Rendendoli confusi, insicuri e distratti, incompresi nei loro veri bisogni.

I piccoli hanno bisogno di esprimersi e muoversi secondo modalità non programmate, spontanee e naturali. Di creare in parte il loro giorno, decidendo cosa fare non sull’orologio ma sui desideri. Di sperimentare la noia per poi passare all’impegno. Di essere semplicemente infantili. Di giocare in modo libero. Numerosi studi condotti negli USA dimostrano chiaramente che gli adolescenti che nell’infanzia non hanno sperimentato giochi di gruppo e di movimento con i coetanei in modo libero e spontaneo, sono più ansiosi, depressi e meno autonomi.

“Monitorati, giudicati, pressati per fare sempre meglio, i nostri figli passano le giornate sotto vigilanza. Lasciate che sia la libertà, non la costrizione, a farne adulti equilibrati, lasciateli giocare“ esorta lo psicologo e biologo statunitense Peter Grey, professore al Boston College, autore del best seller intitolato appunto “Lasciateli giocare” (Einaudi), che per anni ha studiato gli indici di creatività dei ragazzi americani, constatandone il progressivo precipitare nella banalità. Il suo messaggio rivoluzionario scardina i consueti pensieri educativi e ci invita a riflettere sull’importanza del gioco libero per lo sviluppo sano dei bambini, “…perché dalla scuola, animata da competizione, disciplina e tortura del banco, al tempo libero, sempre più povero di scoperta e avventura al di fuori del controllo adulto, non esistono spazi di autonomia. L’infanzia è sempre più segregata, impoverita di curiosità, gioiosità, capacità di socializzare. I bambini sono essere pensanti e pieni di risorse, non dei prigionieri e l’educazione non deve essere una punizione, ma un’aspirazione naturale, una gioia”. In questo senso, essere precoci o lenti nella crescita assume significati del tutto diversi.”

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