Walden 3

Chi ha magari appena letto uno dei migliori libri inglesi, quante persone troverà con cui avere una conversazione al proposito? O immaginiamo che abbia letto un classico greco o latino in originale, le cui lodi siano state celebrate rendendolo familiare anche ai cosiddetti analfabeti; non troverà assolutamente nessuno con cui parlarne, e dovrà tacerne.

Così recita questo stralcio da “Walden” il famosissimo libro in cui sono contenuti tanti temi che riguardano la pedagogia libertaria. I suoni, i libri, la natura, la solitudine e l’invito sempre costante dell’autore a “conoscere se stessi”. Il lato elitario di questa impostazione di pensiero è evidente. La pedagogia libertaria, intesa come movimento di emancipazione e di liberazione non è per tutti. Si vive in solitudine, immersi nella natura, che non è qualcosa che incornicia amabilmente i nostri momenti liberi, ma una natura spietata, che nutre, ma anche infreddolisce, fa faticare, fa morire.

Così, nel processo emancipatorio di questa formazione, la solitudine è essenziale: un’amica, una compagna, che nel silenzio porta a riflettere e a comprendere.

La libertà è una lotta, è un conflitto, è un processo doloroso e la formazione consiste in questo processo.

Il gioco è essenziale per i bambini, ma dev’essere appunto solo dei bambini, gli adulti purtroppo strumentalizzano anche il gioco infantile per studiare, insegnare, manipolare.

Tutte le relazioni tra bambini sono così guidate da gli adulti, tutti i movimenti dei bambini sono decisi dagli adulti. Perché non smetterla con l’ipocrisia di una libertà che non esiste? Bisogna costruirla, a partire da una riformulazione della scuola, una sua completa revisione: a partire dalle relazioni sociali, dai rapporti di potere e di forza, nel cercare di non usare il percorso dei propri figli per sopperire alle proprie mancanze e frustrazioni.

Lasciamo in pace i bambini a partire dal gioco, cercando di lasciare loro tempi e spazi, proteggendone il diritto alla riservatezza e cercando di accompagnarli nella crescita, e allora forse potremmo iniziare a parlare di libertà.

Pubblicato da Marica Costigliolo

"I leave a white and turbid wake; pale waters, paler cheeks, where' er I sail. The envious billows sidelong swell to whelm my track; let them; but first, I pass." H. Melville

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