Argento vivo

Argento vivo è la voce di un adolescente che vive il disagio della scuola e della società. Il pregio e  la novità di questa canzone è che mette in stretta relazione il malessere nella società con la realtà scolastica. Il rimando è chiarissimo quando dice “ho sedici anni e da dieci anni vivo in  un carcere”, ossia dall’età di sei anni, l’età dell’ingresso nella scuola dell’obbligo. “Nessun reato commesso là fuori” a sottolineare il carattere ineluttabile di un’esperienza che è un’esperienza di segregazione e di isolamento dalla realtà, travestita da laboratorio di socializzazione.

L’identità tra carcere e scuola rimanda alle parole di Michel Foucault, che scrive “e se la prigione assomiglia agli ospedali, alle fabbriche, alle scuole, alle caserme, come può meravigliare che tutte queste assomiglino alle prigioni?”: in un testo del 1975, Sorvegliare e punire, Foucault mette in luce le violenze che subisce il soggetto da parte delle istituzioni quali la scuola, il carcere, l’ospedale.

Il testo della canzone descrive la situazione di completa immobilità del bambino e dell’adolescente, inquadrato in classi e spazi ristretti e aule sovraffollate. Questo  invece  rimanda a tutte le critiche mosse dalle pedagogie attiviste e libertarie che descrivono l’assoluta inutilità e gli effetti dannosi del sistema scolastico tradizionale, in cui  il bambino non può apprendere muovendosi liberamente, ma è costretto a obbedire e a seguire dei programmi omologanti. Questo sistema favorisce il sorgere  dei cosiddetti disturbi dell’apprendimento e allora ecco i dottori a cercare di curare bambini e adolescenti che manifestano difficoltà. Nel mio lavoro di arteterapeuta incontro adolescenti irrequieti che hanno solo bisogno di poter esprimere liberamente le proprie emozioni e il proprio disagio senza essere giudicati o peggio ancora, valutati negativamente e diagnosticati.

Nella scuola, purtroppo, non ci sono momenti in cui i bambini e gli studenti possano lavorare sui sentimenti e sulle proprie relazioni interpersonali: questo può portare a un forte senso di inutilità, disagio, a volte, disperazione. Questi sentimenti sono condivisi anche dagli insegnanti più sensibli che comprendono tutte le incongruenze di un sistema “che prepara a una vita che non esiste più da vent’anni”. Questa canzone, portata a Sanremo, è il segnale che l’inadeguatezza e l’arretratezza della scuola sta superando i livelli di guardia, tenuto conto che sottoporre a critica la scuola come istituzione nel suo complesso è uno dei grandi e inconfessati tabù della nostra società.

Coraggioso Daniele Silvestri a provare ad infrangerlo con questa bella canzone.

Pubblicato da Marica Costigliolo

"I leave a white and turbid wake; pale waters, paler cheeks, where' er I sail. The envious billows sidelong swell to whelm my track; let them; but first, I pass." H. Melville

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