Il banco e la scuola

Un principio di repressione estesa talora fino quasi alla schiavitù, informando gran parte della pedagogia, ha informato anche lo stesso principio della scuola. Una prova –il banco. Ecco per esempio una luminosa prova degli errori della primitiva pedagogia scientifica materialistica, la quale s’illudeva di portar le sue pietre sparse alla riedificazione del piccolo, crollante edificio della scuola. Esisteva il banco bruto e cieco ove si ammassavano gli scolari: viene la scienza e perfeziona il banco. In tale opera essa contempla tutti i contributi dell’antropologia: l’età del fanciullo e la lunghezza delle sue gambe, per modellare a un giusta altezza il sedile; con cura matematica calcola le distanze tra il sedile e il leggio, perché il dorso del bambino non si deformi nella scoliosi; e perfino (oh, profondità d’intuizione e adattamento!) separa i sedili –e li misura nella larghezza affinché il fanciullo ci stia seduto appena appena, sì da non potersi più nemmeno sgranchire con mosse laterali, e ciò per essere separato dal vicino; e il banco è costruito in modo che il fanciullo sia il più possibilmente visibile nella sua immobilità: tutta questa separazione ha l’intento occulto di prevenire gli atti di perversione sessuale in piena classe, perfino anche negli asili d’infanzia. Che dire di tale prudenza in una società ove sarebbe scandaloso enunciare dei principi di morale sessuale nell’educazione, per non contaminare l’innocenza? Ma ecco la scienza che si presta a questa ipocrisia, fabbricando macchine. Non solo; la compiacenza va più in là; la scienza perfeziona i banchi in modo da permettere al massimo punto possibile l’immobilità del fanciullo, o se si vuole, da risparmiargli ogni mossa. Così, affinché lo scolaro sia incastrato bene nel suo banco, sì che esso stesso lo sforzi alla posizione igienicamente conveniente –ecco il sedile, il posapiedi e il leggio disposti in modo che il fanciullo non potrebbe mai alzarsi in piedi. Ma appunto perché il sedile, a una mossa determinata, cade, il leggio si alza, il posapiedi si rovescia, il fanciullo ha precisamente lo spazio per stare in posizione eretta. Su questa via i banchi progrediscono in perfezione: tutti i cultori della cosiddetta pedagogia scientifica ne idearono il modello; non poche nazioni andarono orgogliose del loro banco nazionale. Nella lotta della concorrenza si comprarono brevetti e privative. Indubbiamente questo banco aveva a base della sua costruzione molte scienze: l’antropologia, con le misure del corpo e la diagnosi dell’età; la fisiologia che implica lo studio dei movimenti muscolari; la psicologia per quanto riguarda precocità e perversione d’istinti, e soprattutto l’igiene, tendente a impedire la scoliosi acquisita. Era dunque veramente un banco scientifico, avente per indice di costruzione lo studio antropologico del fanciullo. Ecco un esempio delle applicazioni letterali della scienza alla scuola. Non correrà molto tempo che, in ogni paese ove una riscossa di protezione al fanciullo sembra essersi risvegliata, riuscirà incomprensibile che dai tanti studiosi d’igiene infantile, di antropologia, di sociologia –nel progresso del pensiero a cui si è giunti sulla fine del primo decennio del XX secolo –che non sia stato rilevato l’errore fondamentale del banco. Io credo che tra non molto la gente stupita vorrà proprio toccare con le mani i nostri banchi modello e rileggere coi propri occhi nei libri il loro scopo, illustrato da parole e da figure, quasi non credendo a sé stessa.

Maria Montessori, 1948.

Pubblicato da Marica Costigliolo

"I leave a white and turbid wake; pale waters, paler cheeks, where' er I sail. The envious billows sidelong swell to whelm my track; let them; but first, I pass." H. Melville

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