Lo stile di apprendimento

Ogni bambino ha un proprio stile di apprendimento: che significa? Ogni bambino esplora, osserva, apprende dall’ambiente in un modo individuale e personale. Nel momento in cui dobbiamo apprendere delle nozioni, la situazione non cambia: ogni bambino imparerà a seconda delle proprie attitudini e inclinazioni, e la risposta agli stimoli cognitivi proposti, sarà diversa da individuo a individuo. Il problema della valutazione è un problema sempre in atto nella didattica a scuola: infatti si parla di “obiettivi minimi”, di “requisiti”, di “competenze”, di “piani di studio individualizzati”, ecc. Definire lo stile di apprendimento di ogni studente è pressoché impossibile perché il numero di studenti per classe, se si volesse valutare lo stile di ognuno, dovrebbe essere al massimo di 10/12 persone. Nel momento in cui il grande numero di studenti rende impossibile questa valutazione ci si basa su risultati dei test, su questionari, su risposte multiple o esercizi meccanici; ci si basa su strumenti totalmente inadeguati per comprendere il funzionamento cognitivo ed emotivo della persona. La valutazione, quindi, che così tanta importanza riveste a scuola, ci dice, in realtà, molto poco dello studente.

Come proporre i singoli argomenti, più che le singole materie, dovrebbe essere il primo passo per rendere la didattica interdisciplinare ed emotivamente efficace. Partire quindi da interessi individuali da sviluppare nei vari ambiti, renderebbe l’insegnamento una sorta di “orientamento” che valorizzerebbe le peculiarità di ogni bambino. Non è quindi importante la “materia”, ma il modo in cui viene sviluppato un tema, in modo transdisciplinare e con strumenti diversi. Questo favorisce anche l’incremento della capacità del bambino di acquisizione di nuove conoscenze, perché mette alla prova la capacità di sintesi, di approfondimento, di esplorazione di varie tecniche (ricerca autonoma, lavoro a gruppi, lavoro con internet, cartotecnica o tecniche artistico-espressive).

Pubblicato da Marica Costigliolo

"I leave a white and turbid wake; pale waters, paler cheeks, where' er I sail. The envious billows sidelong swell to whelm my track; let them; but first, I pass." H. Melville

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