Maternità

In questi giorni ho riflettuto sulle “luci e ombre della maternità” e mi è venuto in mente il libro di Anne-Laure Buffet, “Madri che feriscono”: riporto qui un piccolo estratto.

Al contrario della madre perfetta, la madre tossica maltratta ed è distruttiva: è una madre cattiva. L’aggettivo “tossica” è molto in uso ai giorni nostri. Che cosa significa? “È tossico ciò che è in grado di avvelenare o danneggiare un organismo. Le sostanze tossiche possono avere effetti nefasti sulla salute.” Ciò che è tossico lo è per sua natura; un prodotto tossico è e rimane tale. Una relazione tossica consente il dominio di una persona su un’altra, per mezzo di ingiunzioni date in modo continuativo e ripetuto per diminuire e persino distruggere chi le subisce. La tossicità, pur manifestandosi solo in alcuni frangenti, è tuttavia sempre presente. Un certo tipo di fungo non è tossico perché lo consumiamo; è tossico per natura e, se lo consumiamo, ci avvelenerà. Allo stesso modo, una relazione tossica non ha sempre manifestazioni violente, ma per il fatto di essere potenzialmente violenta, è tossica. Una madre tossica può anche essere gentile, amabile, protettiva, ma non per questo è meno tossica. I momenti di tranquillità rafforzano la nocività di queste madri che mantengono in loro potere chi subisce le loro angherie.

Di frequente si parla della maternità come qualcosa di positivo, di bello, di solare: pochissimi libri si occupano delle ombre del materno. Questo secondo me ha a che fare anche con una motivazione di ordine socio-politico: riconoscere la difficoltà e la fragilità delle madri significherebbe anche dover realizzare politiche sociali differenti da quelle attuali, aiutando le donne e le famiglie in modo radicalmente diverso, in un modo che incida in profondità sulle reali condizioni delle madri. Purtroppo è un atteggiamento molto frequente, almeno in Italia: mistificare perché tutto resti com’è. In questi giorni si è sollevata una polemica mediatica con uno psichiatra che ha affermato che le donne desiderano essere guardate dagli uomini. È stato accusato di maschilismo, di sessismo. Credo che invece sia profondamente realistico quanto ha affermato: le donne sono state educate e ancora sono educate per piacere agli uomini. Viene loro insegnato come vestirsi, pettinarsi, lavarsi, parlare, sorridere, non arrabbiarsi, per compiacere gli uomini. Non solo in vista del matrimonio, ma anche perché gli uomini detengono il potere sociale ed economico, a partire dalla famiglia e poi, in senso più generale, nella società. Quanto ci sia di biologico e quanto ci sia di culturale in quest’atteggiamento femminile delle donne è difficile stabilirlo. Certamente anche quest’atteggiamento ha profonde ripercussioni sulla percezione della donna di se stessa e della sua relazione, non solo con gli uomini, ma anche con le altre donne, e conseguentemente della propria percezione come madre.

Pubblicato da Marica Costigliolo

"I leave a white and turbid wake; pale waters, paler cheeks, where' er I sail. The envious billows sidelong swell to whelm my track; let them; but first, I pass." H. Melville

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